La storia dell’aperitivo è una cosa che pochi conoscono. Nonostante ciò, la maggioranza della popolazione è davvero felice di concedersi un bell’aperitivo prima di sedersi a tavola. In questo articolo, andremo a conoscere meglio la storia della nascita di questa abitudine, che è tutta italiana.

Storia dell’aperitivo: come è nato?

Oggi, l’aperitivo è un rito che molti amano osservare. L’orario d’elezione per la sua osservanza va dalle 18:00 alle 20:00. Il giorno preferito dagli italiani per la celebrazione di questo rito è il venerdì, ultima giornata di lavoro dopo una settimana in ufficio. E questo è anche il motivo per cui i compagni con cui si condivide più spesso l’aperitivo sono proprio i colleghi di lavoro. Ma com’è nata questa abitudine? Andiamo a scoprirlo nei prossimi paragrafi.

La stessa parola “aperitivo” ci dà alcune indicazioni per comprendere lo scopo della sua esistenza. Il termine, infatti, significa “ciò che apre”. Il primo ad usare questo termine fu un personaggio storico importantissimo e noto soprattutto per il suo contributo, di immenso valore, dato alla scienza medica. Di chi stiamo parlando? Non certo di un personaggio qualunque, ma di Ippocrate, che è da tutti riconosciuto come il “padre della medicina”. Questo studioso abitante dell’antica Grecia utilizzò il termine greco tradotto in latino con “aperitivus” per indicare una sostanza particolare che era in grado di stimola l’appetito. Infatti, il compito dell’aperitivo è quello di stimolare la sensazione di fame, e in quanto tale precede il pranzo. L’utilizzo del verbo “aprire” da cui deriva chiaramente il termine vuole significare l’apertura dello stomaco, che si prepara ad accogliere le cibarie.

Ai tempi dello studioso, l’aperitivo era una bevanda dal sapore molto amaro. Si pensa che per prepararla venissero usati del vino bianco, la ruta, l’assenzio e alcuni fiori particolari. Questo preparato giunse intatto fino al Medioevo, epoca in cui l’interesse per le pozioni e gli intrugli curativi esplose. In quel periodo, alcuni studiosi erboristi scoprirono che l’aperitivo scatenava la fame a causa del suo sapore amaro. In pratica, una volta saggiato quel liquido, le persone, anche le più inappetenti, correvano a mangiare qualcosa per togliersi dalla bocca il sapore amarissimo della bevanda. Del resto, il sapore amaro dell’aperitivo è rimasto nella tradizione. Infatti, i più comuni drink consumati come aperitivo sono davvero amari!

Aperitivo: da farmaco a tradizione

Abbiamo compreso che anticamente l’aperitivo era consigliato per risolvere i problemi legati ad una mancanza di appetito. Tuttavia, nel corso del tempo, la storia dell’aperitivo lo ha portato ad essere una tradizione associata al relax e alla svago e non più alla cura della persona. Come è accaduto ciò?

Il merito è di un bottegaio torinese, tale Antonio Benedetto Carpano. Questi possedeva una bottega dove erano in vendita svariate bevande, alcune alcoliche, altre no. Grazie alla sua curiosità, riuscì ad elaborare una nuova bevanda che riscosse successo in tutto il mondo: il Vermouth. Il re d’Italia, all’epoca Vittorio Emanuele II assaggiò questa bevanda e ne restò davvero colpito. Anzi, questa curiosa trovata del bottegaio piacque talmente tanto al sovrano che questi ne fece la vera e propria fortuna. In poco tempo, infatti, il re decise che la bevanda di recente invenzione sarebbe stata la bevanda ufficiale dei pranzi di corte.

In questo modo, essa divenne importante e conosciuta in tutta la nazione. Sempre più persone vollero assaporare la bevanda amata dai nobili, questo rese l’aperitivo una tradizione italiana, come lo spritz. Il sapore della bevanda, comunque, era sempre molto amaro e per questo motivo il momento adatto a berla era quello precedente al pasto.  In questo modo, si stimolava la fame e i commensali erano più propensi a mangiare tutto.