Nel nostro paese l’informazione libera può essere davvero considerata tale? In tanti se lo chiedono, soprattutto negli ultimi tempi. L’impressione è che qualcosa stoni. Ci sono argomenti dei quali non si “deve” parlare o se se ne parla lo si deve fare solamente in una direzione univoca. Questa, ovviamente, non è libertà d’informazione, parliamone nel dettaglio.

Informazione libera o no?

Il nostro è un paese libero, certamente. Rispetto ad altre situazioni non ci sono le condizioni per mettere in dubbio questa affermazione, tuttavia, quando si parla di libertà di stampa si entra in un territorio minato.

Sempre più persone si pongono domande, si chiedono se quello che ci dicono i telegiornali sia davvero così, come ci viene propinato. Iniziano a diffondersi dubbi, serpeggia tra la massa l’idea che non tutto sia davvero come viene proposto dai mass-media e ancora di più dà forza a questa ipotesi il fatto che di certi argomenti i possa parlare solo se si va in un’unica direzione.

Ma facciamo degli esempi. L’argomento vaccini è quasi un tabù. Chi dissente dal pensiero comune, ma non necessariamente per metterne in dubbio l’efficacia, quanto per porsi delle legittime domande su come vengano prodotti e se vi siano interessi altri che esulino dalla salute, viene tacciato come no-vax, discorso chiuso.

Nei salotti TV e nei Tg nazionali si deve solo parlare bene della pratica vaccinale, mai un dubbio, una perplessità. Nel 2017 quando vi furono numerose manifestazioni contro la legge Lorenzin, di cui quella a Pesaro vide la partecipazione di oltre 10 mila persone, furono completamente ignorate dai TG.

Al contrario, un singolo caso di morbillo o di pertosse veniva sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali e di tutti i telegiornali.

E per quanto riguarda il covid? Ricordiamo tutti la fila dei camion militari che trasportavano bare, ogni giorno venivano sciorinati numeri di morti e di ricoveri, ma davvero tali numeri sono reali? Per molti la situazione è quanto meno ricca di punti oscuri.

Libertà di stampa, Italia al 41° posto

Secondo la prestigiosa associazione internazionale Reporters Sans Frontiers, l’Italia è al 41° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa nel 2020. Basti pensare che Ghana, Sud Africa, Burkina Faso, Botswana, sono più in alto del nostro paese in questa classifica.

Dati sconcertanti. La gente è confusa, perde fiducia e va a ricercare le notizie sul web. Qui, però, s’innesca un altro fenomeno pericoloso quanto le notizie unidirezionali: le fake news. Se una persona non ha gli strumenti per discernere i siti che elargiscono notizie supportate da dati da quelle fasulle, il rischio che incappi nelle fake news è molto elevato e questo è sicuramente un fatto importante perché si creano convinzioni che non sono attinenti con la realtà dei fatti.

Liberi e informati

Su questo scenario si colloca un nuovo sito di informazione: insiemeparliamone.altervista.org che fa dello slogan “Liberi e i informati” una missione: solo chi possiede informazioni sulle quali costruirsi un pensiero critico può essere davvero libero, ma le informazioni devono essere scevre da vizi e non devono essere pilotate, altresì devono essere supportate da dati.

Sono i dati, prova tangibile, che fanno di una notizia una notizia vera, ripulita da quella soggettività che sovente i giornalisti elargiscono senza che venga richiesta. Una notizia deve essere data così com’è, senza giudizio, senza preconcetti, se vogliamo, senza sentimenti. Gli occhi del giornalista non dovrebbero mai essere un filtro per l’utente.

Questo si ripropone il nuovo portale di informazione, di fornire dati, tutto il resto sono parole e chiacchiere da bar. Perché certe cose non devono essere dette? Perché non si parla di tutte le reazioni avverse ai vaccini, incluse quelle dei nuovi vaccini covid?

Non si tratta di essere pro o contro, si tratta di sapere, di conoscere, senza avere notizie edulcorate o manipolate.

Quanti sono realmente i morti per covid in Italia? Ormai è noto che in molti ospedali sono stati registrati come morti covid anche persone morte per altre patologie, che sono arrivati esiti di tamponi positivi a persone che non avevano mai eseguito i test o che, addirittura, erano morte da 12 anni, come è accaduto in un paesino della Sardegna.

Occorrono numeri, cifre, statistiche, perché sono i numeri a parlare, non il pensiero filtrato a seconda di chi lo esprime. Un popolo informato è un popolo libero, ognuno ha il diritto e il dovere di farsi una sua propria opinione, ma basandosi su dati reali.