L’intelligenza artificiale si mette al servizio della medicina, per aiutare i ricercatori a individuare in anticipo l’insorgere dei sintomi della demenza senile. Ormai onnipresente nella vita quotidiana, e in ambito domestico la tecnologia è anche un sostegno per gli anziani. Con il passare degli anni il vigore fisico viene meno; la diffusione di apparecchi di domotica permette a chi ha diversi decenni sulle spalle di mantenere una buona autonomia.

Talvolta, anche le facoltà mentali possono subire contraccolpi. Una diagnosi precoce permette di intervenire tempestivamente e con terapie specifiche. In questo, l’intelligenza artificiale dà un sostegno al lavoro di medici e ricercatori.

I sintomi della demenza senile

Sotto l’etichetta di demenza senile sono riunite alcune condizioni che causano la perdita di una serie di funzioni mentali acquisite.

Tra i sintomi più diffusi ci sono

  • perdita della memoria, soprattutto a breve termine
  • perdita del linguaggio e della capacità di comunicare
  • diminuzione dell’attenzione
  • difficoltà di ragionamento e di giudizio
  • modifica della percezione visiva

In campo medico, è fatto noto che il processo che conduce la persona verso una condizione di demenza senile può durare anche anni prima di essere correttamente identificata. In questo lasso di tempo, c’è un vero e proprio mutamento nella struttura del cervello; l’alterazione e il cambiamento di tipo funzionale si rivelano poi con l’apparire di sintomi di tipo cognitivo.

Anche di fronte a un disturbo cognitivo lieve, gli esami indicano una condizione generale peggiore rispetto alla media delle persone con medesima età e livello di scolarizzazione. Eppure, in questa fase l’individuo non ha ancora una diagnosi definita di demenza senile. Ma la progressione della malattia ha velocità diverse in base a ogni soggetto, e l’insorgenza dei sintomi non è prevedibile.

L’intelligenza artificiale sostiene la ricerca

E’ in questa fase che interviene l’intelligenza artificiale. Grazie ad essa, i medici possono catalogare una grande quantità di informazioni e di dati, anche apparentemente poco collegati tra loro, per dare vita a una sorta di ‘mappatura’ delle persone particolarmente a rischio.

Scovando una connessione fra coloro che mostrano in seguito sintomi di demenza, è possibile creare una stratificazione della popolazione, anziana ma non solo, con l’obiettivo di effettuare controlli mirati. Così si giunge a una diagnosi con il maggior anticipo possibile rispetto allo stadio avanzato della patologia.

L’intelligenza artificiale supporta i medici nel catalogare e analizzare la quantità di dati. Ma non si tratta solo di sintomi o elementi di tipo comportamentale, anche i meccanismi fisiologici sono utili per comprendere il processo degenerativo eventualmente in atto. Inoltre, queste ricerche permettono di offrire interventi specifici per ogni paziente, sulla base del profilo della malattia.

L’infiammazione del cervello in chi soffre di demenza

Molte delle ricerche internazionali degli ultimi anni, inoltre, mettono in collegamento lo stato di infiammazione del cervello con un processo di invecchiamento dello stesso più rapido del normale.

Lo stato di infiammazione dell’intero sistema nervoso centrale, soprattutto se di tipo cronico, influisce in modo negativo sul funzionamento dei neuroni del cervello. Potrebbe essere questa la causa di malattie degenerative croniche come, appunta, la demenza senile, ma anche l’Alzheimer o il Parkinson.

I dati della demenza senile

In tutto il mondo, sono decine di milioni le persone che hanno0o una diagnosi di demenza senile. Solo in Italia, la stima è di 1 milione e 200mila individui malati; un dato che ha enormi ripercussioni in ambito sociale e personale, prima ancora che dal punto di vista clinico.

La diagnosi precoce potrebbe ritardare la progressione della malattia, soprattutto nella sua componente più grave; se si potesse spostare l’esordio della patologia anche solo di pochi anni, sarebbe comunque un vantaggio enorme sulla qualità di vita di questi pazienti, e delle loro famiglie.