Molto spesso, quando ci ritroviamo a dover acquistare dei quadri, la nostra scelta ricade su opere di autori che conosciamo bene, quindi acquistiamo per compiacere il desiderio di possederne una, oppure scegliamo le opere che, dal punto di vista estetico soddisfano i nostri gusti. Eppure un’opera d’arte dovrebbe sempre indurci a una riflessione sul suo senso intimo, sul significato che la contraddistingue dalle altre e sul vissuto dell’autore che ne ha consentito la realizzazione. Oggi vogliamo parlare di Enrico Baj opere e vita di un artista per certi versi controverso, ma molto apprezzato.

Enrico Baj, la vita

Prima di addentrarci nel pensiero e nelle opere di questo grande artista facciamo una breve panoramica sulla sua vita.

Enrico Baj nasce a Milano il 31 ottobre del 1924 e si spegne a Vergate il 16 giugno del 2003. Grande pittore, scultore, saggista, può essere definito un artista poliedrico, infatti, la sua arte non si sviluppa per compartimenti stagni ma si sfuma tra i diversi ambiti, esprimendo a pieno tutta la sua personalità e il suo pensiero.

Studia al liceo classico per poi iscriversi in Medicina, ma subito dopo la seconda guerra mondiale abbandona quel percorso per intraprendere gli studi di Giurisprudenza diventando avvocato. Frequenta anche l’Accademia delle Belle Arti contemporaneamente agli studi di Giurisprudenza.

Frequenta con costanza letterati e poeti italiani e stranieri, tra cui André Breton, Sanguineti, Duchamp, Umberto Eco.

Nel 1951, nella Galleria San Fedele di Milano tiene la prima personale in cui espone opere informali. Contemporaneamente fonda assieme a Sergio D’angelo il Movimento della Pittura Nucleare, in seguito ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki avvenuti nel 1945. Tale pittura illustrava non solamente la cruda realtà ma anche le emozioni e le paure con forme, tecniche e stili innovativi.

Con Asgar Jorn, invece, fonda il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista e nel 1954 i due artisti danno luogo agli Incontri Internazionali della ceramica ad Albissola Marina.

La passione per la scrittura

La collaborazione con le riviste d’avanguardia Il Gesto, Boa, Phases, risale agli anni ’50. Forse è da quel momento che l’artista sviluppa una sempre più forte passione della scrittura, passione che lo porta alla pubblicazione di numerosi libri, come per esempio “Automitobiografia” del 1983 o “Patafiscia” 1982.

Presso la Gallery One di Londra tiene nel, 1957, la sua prima personale all’estero e, in contemporanea, firma il manifesto Contro lo Stile.

Negli anni compresi tra il 1963 e il 1966 passa gran parte del suo tempo a Parigi dove fa parte del Collège de Pataphysique. Nel 1964 espone in una sala personale alla Biennale di Venezia e sempre nello stesso anno riesce a esporre anche alla Triennale di Milano.

Le opere e la sua visione

Da alcuni viene definito anarchico, Enrico Baj è uno dei maggiori protagonisti dell’avanguardia italiana che si sviluppa nell’immediato dopoguerra. In quel periodo si abbandonano i metodi tradizionali per cercare nuove forme espressive, come quelle espresse nella Pittura Nucleare dove possiamo riconoscere accenni delle correnti artistiche del Surrealismo e Dadaismo, con forme astratte a significare una visione, appunto, surreale, della realtà.

Ma è l’umorismo che l’artista utilizza, a tratti dissacrante, per descrivere i fatti di politica dell’epoca. Una denuncia che si esprime con diverse tecniche, prediligendo il collage, gli assemblaggi con diversi materiali, tecniche incisorie, oltre alla pittura.

Al centro della sua ironia la stupidità e l’arroganza del potere che avviene mediante una potente caratterizzazione di tutte le figure che lo rappresentano quali generali, dame di corte, fasulle principesse.

Ancora una denuncia, questa volta verso il decadimento del gusto e della morale di quella società borghese ipocrita, che sempre più si palesa per quella che è: attaccata al denaro, al prestigio e incline al consumismo. Viene scelta sempre l’ironia, che meglio raggiunge l’obiettivo di smascherare tali ipocrisie, pungente, spigolosa, e che a tratti lascia emergere un erotismo lucido, privo di orpelli.

Ogni sua opera è unica, è un racconto – Baj in polacco significa cantastorie – sebbene un racconto della realtà.