Le nostre vite sono state letteralmente stravolte dal Covid-19, un virus subdolo e letale caratterizzato da un’elevatissima capacità di contagio. Molti si chiedono quando si troverà un vaccino, una domanda alla quale è difficile rispondere perché si tratta di un virus nuovo.

A quanto pare il Covid-19 è nato dall’incrocio di due “cross-specie” di coronavirus: quella di un pipistrello e di un serpente. Epidemiologi e virologi stanno studiando approfonditamente questo virus che, a quanto pare, sembra in grado di modificarsi ed evolversi. L’unica cosa sicura è che condivide l’80% del patrimonio genetico del SARS-Cov-1, sviluppatosi prevalentemente in Asia nel 2002.

Ci vorranno probabilmente mesi prima di trovare un vaccino, quindi ridurre il contagio è la missione primaria di ognuno di noi. Gli studi stanno andando avanti anche per quanto riguarda l’utilizzo dei farmaci da assumere per i malati di Coronavirus. Bisogna infatti considerare che molti di questi pazienti soffrono già di patologie pregresse, quindi è importante capire quali sono i farmaci compatibili col Covid-19.

Ce lo spiega la farmacia Pelizzo una farmacia di turno di Udine, che sul suo sito ha dedicato molti articoli al tema.

Cos’è la farmacovigilanza e come si sta muovendo per studiare gli effetti dei medicinali?

La farmacovigilanza comprende tutte quelle attività finalizzate ad identificare, valutare, comprendere e prevenire i potenziali effetti indesiderati derivanti dall’utilizzo di medicinali per la tutela della salute pubblica. In pratica gli esperti studiano e valutano determinate terapie per promuovere l’uso dei medicinali e fornire informazioni utili sulla sicurezza.

I dati possono essere raccolti tramite segnalazioni di reazioni indesiderate, rapporti delle industrie farmaceutiche, letteratura scientifica, studi clinici ecc. Medici, infermieri, farmacisti e pazienti sono quindi chiamati a tenere informata l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) sugli effetti dei farmaci, soprattutto quelli di utilizzo comune.

Antipiretici, anti-infiammatori e anti-ipertensivi: sono sicuri?

La febbre è uno dei primi sintomi del Coronavirus, quindi bisogna assumere un medicinale capace di abbassare la temperatura corporea. Tra i farmaci anti-febbrili più utilizzati in medicina c’è il paracetamolo che, stando agli studi fatti finora, non presenta particolari controindicazioni in tutte le fasce di età. Le dosi da assumere ed i tempi di cura vanno ovviamente indicati dal medico curante, anche se il suo utilizzo non è consigliato in presenza di disidratazione sistemica, anemia emolitica ed insufficienza epatica e renale.

Subito dopo il paracetamolo tra i FANS più utilizzati c’è l’aspirina, che funge come antipiretico antidolorifico per contrastare stati febbrili, dolori articolari e mal di testa. Anche in questo caso non ci sono controindicazioni da segnalare, ma la sua assunzione è sconsigliata a ragazzi al di sotto di 16 anni o nei pazienti affetti da disturbi gastrici cronici e disturbi cardio-vascolari.

L’ibuprofene è stato sottoposto ad un monitoraggio serrato da parte dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), poiché ci sono state molte segnalazioni circa un peggioramento del quadro clinico dei pazienti affetti da Covid-19, anche asintomatici, che lo hanno assunto. Il 30 marzo 2020 tuttavia l’EMA ha comunicato in una nota che non ci sono prove scientifiche attestanti una correlazione tra l’assunzione dell’ibuprofene ed il peggioramento del quadro clinico di malati di Coronavirus.

Sugli anti-ipertensivi il dibattito è molto acceso e ci sono due diverse scuole di pensiero. Alcuni esperti ritengono che i farmaci inibitori della ACE (enzima di conversione dell’angiotensina), in particolare quelli usati per regolare la pressione arteriosa o per altri problemi di natura cardio-vascolare, peggiorino la situazione dei malati di Covid-19. Altri ritengono invece che sono completamente sicuri e che non c’è nessuna correlazione tra la loro assunzione e l’eventuale peggioramento della malattia.

Questa disputa è stata risolta dall’ESC (European Society of Cardiology) che lo scorso marzo ha pubblicato una Position Statement, indicando che non ci sono prove scientifiche secondo le quali i farmaci ACE-inibitori e/o sartani abbiano effetti negativi o peggiorativi sulla salute dei malati di Covid-19.