Tuti almeno una volta nella vita lo abbiamo sorseggiato sulla spiaggia, in un cocktail bar o in discoteca. Ma vi siete mai chiesti quali sono le origini del mojito? Questo freschissimo cocktail, dissetante e rinvigorente grazie alla menta, è senza ombra di dubbio uno dei più apprezzati tra i “grandi classici“. La sua semplicità, però ,non va assolutamente scambiata con la facilità: creare un mojito perfetto è davvero difficile. Innanzitutto, bisogna essere forniti degli giusti strumenti da barman. Ma andiamo per gradi e scopriamo innanzitutto come è nato questo buonissimo e apprezzatissimo cocktail estivo, spesso insieme al famoso spritz.

La storia del Mojito: nascita di un classico

Anche se sicuramente in molti ci siamo incantati a gustare un mojito, poche volte ci siamo chiesti qual è l’origine del cocktail che stiamo sorseggiando. Il mojito, col suo retrogusto di lime e menta, fa subito andare la mente alle spiagge, alle notti calde e umide, al bar a bordo piscina, al divertimento estivo in tutte le sue forme. E non a caso: il suo luogo di nascita è sempre caldo e accogliente. La storia del mojito inizia infatti nel Mare dei Caraibi, in un’epoca fatta di galeoni e pirati, ovvero il XVI secolo. Tra i pirati più famosi e leggendari c’era l’inglese Francis Drake. Fu lui il primo navigatore inglese a circumnavigare il globo in tre anni (negli anni che tra il 1577 e il  1580).

E proprio Francis Drake era uno dei principali estimatori di una sorta di antenato dei cocktail, chiamato Draque (o, secondo altre fonti, Draquecito) proprio in suo onore. Il Draque era composto da distillato di succo di canna da zucchero (detta aguardiente, cioè acqua ardente), Hierba Buena (una variante della menta), lime (ricco di vitamina C e quindi utile a combattere lo scorbuto, malattia che colpiva spesso i marinai) e zucchero di canna. Inizia a suonarvi famigliare?

Tuttavia, questa bevanda restò relegata alla zona delle isole caraibiche e di Cuba finché non arrivo il provvidenziale intervento dello scrittore Ernest Hemingway. A Cuba, e più esattamente a La Havana, lo scrittore statunitense visse dal 1928 alla sua morte, nel 1960, insieme alla seconda moglie e i figli. Un luogo al quale Hemingway restò legato per tutta la vita e dove si dedicava alle sue due grandi passioni (oltre alla scrittura): la pesca al marlin e i bar cubani. Proprio in questi bar, e più precisamente nella Bodeguita (dove possiamo ancora leggere la sua famosa citazione a riguardo), Hemingway sviluppò il suo amore per il mojito.

Fu così che questo cocktail di origine piratesche passò da un illustre inglese a un illustre americano e, infine, a noi.

Come si prepara il mojito?

Ora che conosciamo un aneddoto in più da sfoggiare con gli amici, possiamo passare alla ricetta. Come detto, sembra facile, ma l’esperienza non farà che renderlo migliore! Innanzitutto, ecco gli ingredienti del mojito:

  • 4,5 cl di rum bianco cubano
  • 2 cl di succo di lime (appena tagliato)
  • 6 foglie di menta fresca (o due ramoscelli)
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna
  • Acqua minerale frizzante
  • fettine di lime e un ramoscello di menta per guarnire

In un tumbler alto (un particolare tipo di bicchiere adatto alla preparazione di long drink e cocktail) unite lo zucchero, il succo di lime, il rum e la menta. Amalgamate il tutto, possibilmente con un apposito stirrer o con un cucchiaio, e fate attenzione a premere le foglie di menta in modo delicato.

Aggiungete quindi il ghiaccio a cubetti e, infine, l’acqua frizzante. Ora potete guarnire il vostro mojito come più preferite, con una fettina di lime sul bordo del bicchiere o con un ramoscello di menta, prima di berlo con una cannuccia.

Infine, attenzione: secondo la ricetta del mojito originale della Bodeguita di La Havana, il ghiaccio è rigorosamente a cubetti. In questo modo, infatti, il vostro cocktail si annacquerà più lentamente rispetto a quanto si utilizza il ghiaccio tritato.