Tra pagine intrise di emozioni crude e riflessioni profonde, Racconti di un povero diavolo di Matt Bellino si presenta come un romanzo intenso, capace di trasportare il lettore in un viaggio dentro e fuori la coscienza dei protagonisti. Con uno stile diretto ma allo stesso tempo carico di sfumature, l’autore guida attraverso storie e sensazioni che, pur radicate nell’esperienza personale, toccano corde universali.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Matt, esplorando non solo il suo lavoro narrativo, ma anche le tappe del suo percorso umano e professionale. Un cammino costellato di esperienze molto diverse tra loro, come emerge dalla sua biografia, e che oggi confluiscono in una voce letteraria capace di sorprendere e interrogare.

Domande

Nel suo percorso di vita ha fatto esperienze lontane tra loro, come abbiamo letto nella sua biografia. Quanto queste differenze hanno contribuito a formare la voce narrante del romanzo?

Se ripenso alle esperienze che ho vissuto, mi vengono in mente tutte le persone che ho conosciuto, quelle che ho incontrato, e anche alcune che ho solo incrociato. Osservare la gente, vedere come ogni corpo si muove in un mondo collettivo, è al tempo stesso spaventoso e affascinante. Purtroppo la mia indole timida mi ha sempre frenato, e spesso mi sono sentito un osservatore, un passeggero invisibile tra persone connesse, eppure distanti, eppure isolate. Cambia la nostra voce in base a dove noi siamo, a come stiamo, a quanti anni abbiamo, e nel tempo anche la mia voce è cambiata, fino a divenire un grido, fino a svegliarmi la notte, e portarmi davanti a un quaderno a descrivere un po’ di umanità di cui sono stato testimone.

In Racconti di un povero diavolo si percepisce un legame forte tra introspezione e realtà vissuta. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece di pura invenzione?

Tutto nel libro è pura invenzione, e questa invenzione è nata dai sentimenti, dalle esperienze, dalla vita che ho vissuto. Scrivendolo, rileggendolo, odiandolo e amandolo ho iniziato a capire come il Romanzo di questo povero Diavolo sia una elaborazione di persone che ho incontrato, di qualche errore del mio passato, e di qualcuno che in futuro forse non sarò mai.

Il titolo colpisce subito per la sua immediatezza. È nato prima la storia o l’idea del titolo?

Definitivamente la storia. Le storie. Il romanzo si compone di due filoni narrativi che si intrecciano nel tempo, e infine si fondono tra loro, ma sono nati in momenti diversi, da due Mattei diversi. Poi, un giorno, in un mio sogno è arrivato un diavolo, dal mare, e mi ha fatto capire che non avevo due racconti, ma due pezzi dello stesso mosaico. Restava a me capire come incastrarli. Poi, alla fine, dopo l’ultima riga, ho capito che il titolo non poteva essere diverso.

Nel romanzo c’è un equilibrio sottile tra durezza e poesia. È una scelta consapevole di scrittura o un riflesso spontaneo della tua personalità?

Quando ho iniziato a scrivere avevo l’idea di poter controllare tutto: l’atmosfera, il ritmo, le azioni dei miei personaggi e la scelta delle parole con cui descriverle. Nel complesso, posso dire di aver impostato le basi, di aver deciso i caratteri dei personaggi, poi la storia ha iniziato a fluire, i protagonisti hanno iniziato a vivere tra le pagine e il difficile è stato fermarli, fermarsi, dare a tutti il loro spazio e stare in disparte, come autore, mentre loro vivevano la loro storia. Spero, e questo vale per ogni mio lettore, che possa trasparire il rispetto che io porto per loro, e la gratitudine per le emozioni che ho provato mentre scrivevo al loro storia.

Se dovesse descrivere in una sola frase ciò che desidera resti al lettore dopo l’ultima pagina, quale sarebbe?

Mi vengono in mente molte frasi, ma penso che quella più bella me l’abbia detta una mia lettrice con cui ho avuto modo di parlare poco tempo fa. “Ho letto il libro, l’ho finito in tre giorni, e alla fine, quando l’ho chiuso, ero ancora là. Andrea, Marco, Ilaria e Bernardo erano ancora con me, eppure ne sentivo la mancanza.”

 

Di Roberto Rinaldo

Trascorro il mio tempo nel mondo delle parole e vivo per la comprensione.