Molti sono gli aspetti che apprezziamo del Messico: dalla tequila messicana alla cucina messicana. Negli ultimi anni, però, abbiamo spesso assistito anche allo sfoggio da parte di persone di tutte le età di un singolare tatuaggio. Una donna dalle fattezze scheletriche riccamente decorata con fiori e gioielli, cui molti fanno riferimento come “Santa Muerte“. Spesso la figura della Santa Morte viene erroneamente scambiata per quella di Catrina, e in entrambi i casi spesso il loro significato finisce per mescolarsi in un macabro mix di riferimenti alla cultura messicana. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza sulla Santa Muerte, sul suo significato e su quello invece di Catrina e di Calavera.

Santa Muerte messicana: significato e storia

La Santa Muerte, conosciuta anche come Nuestra Señora de la Santa Muerte (Nostra Signora della Santa Morte), è una divinità di origine messicane relativamente recente. Benché le sue radici affondino infatti nel culto della dea azteca della morte e della rinascita Mictecacihuatl, la riscoperta di questa figura enigmatica risale ai primi anni 2000. Al contrario di Catrina, la Santa Muerte ha le sembianze di una scheletro abbigliato e talvolta truccato come una donna altolocata o, a volte, come una classica figura iconografica della Madonna cristiana. In mano può tenere diversi oggetti, sovente legati alla simbologia ancora una volta cristiana o, in altri casi, legata al mondo della morte, come la falce o la clessidra. In ogni caso, le rappresentazioni odierne della Santa Muerte hanno meno a che fare con la divinità azteca e molte più somiglianze con quella che è l’iconografia medievale cattolica.

Fino alla seconda metà del 1900 il culto della Santa Muerte era considerato fuori legge, quindi si venerava in modo totalmente clandestino, con preghiere e riti privati aperti solo a pochi adepti. Secondo la tradizione (o la leggenda) popolare, negli anni ’60 a un uomo di Veracruz apparve la “Madonna della Morte”, la quale gli disse: “Sacrificati, fai sacrificare il tuo popolo e avrai grazia e protezione”. Così lo incitò a far tornare in auge la sua figura in cambio di particolari concessioni e grazie. Solo nel XXI secolo questa tradizione ha preso piede in modo più aperto, arrivando fino alla cultura occidentale.

I colori e i nomi della Santa Muerte

La Santa Muerte è conosciuta con diversi nomi: Santísima Muerte, Flaquita, Flaca, Huesuda (ossuta), Dama Poderosa, Señora Blanca o Señora Negra, Niña Bonita, Señora de las Sombras e molti altri ancora. Inoltre, il colore delle sue vesti non è assolutamente casuale. In base a questo particolare, infatti, la Santa Muerte potrebbe favorire un determinato ambito in cui fare la “grazia”: giallo in campo economico, rosso in campo amoroso, verde in quello lavorativo.

Santa Muerte o Catrina?

Ma quindi qual è la differenza tra Santa Muerte e Catrina? Molto semplicemente, Catrina è una raffigurazione opera del celebre incisore messicano Jose Guadalupe Posada, dal titolo La Calavera de la Catrina (da Catrìn, ovvero il gentiluomo messicano). L’opera (in foto) rappresenta una signora scheletrica vestita con i tipici abiti dell’alta società. Benché simili, quindi, non c’è un vero e proprio nesso tra Santa Muerte e Catrina.

Santa Muerte: significato del tatuaggio

Alla luce della storia della Santa Muerte, qual è quindi il suo significato nei tatuaggi? C’è chi la associa al mondo criminale e del narcotraffico, ritenendola la protettrice dei contrabbandieri. C’è chi, invece, è sinceramente devoto a questo culto a metà strada tra la tradizione popolare e quella religiosa. La maggior parte delle persone, però, probabilmente scelgono questo soggetto esclusivamente per il suo appeal estetico. Nella società occidentale, infatti, l’unico elemento cui si può fare concretamente riferimento è quello della temporaneità della nostra esistenza e della morte quale parte integrante della vita. In quest’ottica, il significato della Santa Muerte si ricollega alle celebrazioni delle festività messicana del Dia de los Muertos, in cui la morte viene celebrata con allegria e con l’affetto che provano i vivi verso i loro cari defunti.