Per 25 anni di fila il settore del terziario di mercato ha contribuito in Italia a spingere in alto l’occupazione ed anche il Prodotto Interno Lordo (PIL). Ma dall’inizio della pandemia il treno del terziario nel nostro Paese si è fermato bruscamente per effetto di quasi 1,5 milioni di posti di lavoro persi, ed in virtù di un crollo generalizzato dei consumi con picchi di caduta che hanno riguardato, in particolare, la ristorazione, i trasporti, la vendita di abbigliamento, gli alberghi ed anche il tempo libero. Questo è quanto emerso, tra l’altro, dal rapporto dell’ufficio studi della Confcommercio dal titolo ‘La prima grande crisi del terziario di mercato‘.

In Italia il settore del terziario di mercato si è fermato dall’arrivo della pandemia

Nel dettaglio, tra il 1995 ed il 2019, in Italia il settore del terziario di mercato ha creato quasi 3 milioni di posti di lavoro, e fino al mese di febbraio del 2020 è stato il fiore all’occhiello per la nostra economia. Dopodiché, dal mese di marzo del 2020, questo settore trainante si è fermato bruscamente a causa della crisi che, per effetto delle chiusure e delle restrizioni, ha colpito il commercio, il divertimento e l’intrattenimento, il turismo e tutte le che sono attività collegate, ma anche i trasporti, la ristorazione ed i servizi di alloggio.

Rispetto al 2019, l’anno scorso la quota di valore aggiunto apportata dal settore del terziario è stata negativa con una caduta complessiva che è stata pari al 9,6%. Ma con picchi di calo per la filiera del turismo con un crollo del 40,1%, e poi a seguire le attività artistiche e quelle legate al divertimento ed all’intrattenimento con un -27%. Caduta a due cifre, con un -17,1%, si registrano pure per i trasporti a fronte di un impatto sui consumi che è stato complessivamente pari a 130 miliardi di euro di mancata spesa. Di questi, inoltre, ben 107 miliardi di euro di consumi in meno hanno interessato solo quattro macro-settori del terziario di mercato, e precisamente i trasporti, la ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi, e l’abbigliamento e calzature.

Per il settore dei servizi di alloggio e della ristorazione, che è stato per il terziario di mercato quello più colpito dalla pandemia nel 2020, il calo di valore aggiunto è stato di 8 volte superiore al 2001 dopo l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York in accordo con quanto è stato rilevato dall’ufficio studi della Confcommercio nel rapporto.

Come sostenere il terziario di mercato dalla pandemia verso la ripresa

Secondo l’ufficio studi della Confcommercio, sostenere in questo momento il settore del terziario di mercato significa fare in modo che le imprese italiane siano poi pronte ad intercettare i flussi turistici mondiali quando questi, si spera presto, riprenderanno pienamente vigore. Altrimenti in Italia le attuali perdite per il terziario di mercato rischiano seriamente di diventare poi permanenti.

Nel complesso, inoltre, secondo la Confcommercio l’Italia si sta giocando proprio in questo momento il futuro della crescita economica da qui a dieci anni, e per questo, affinché poi siano pronte per intercettare la ripresa, le imprese devono essere sostenute con indennizzi e con ristori che siano adeguati in relazione ed in proporzione alle perdite che sono state subite nell’arco di oltre un anno dallo scoppio della pandemia di Covid-19.

Non a caso il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, nel commentare i dati del rapporto dell’ufficio studi ‘La prima grande crisi del terziario di mercato‘, ha posto l’accento sul fatto che è necessario che il Piano Nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiori attenzione e risorse proprio al terziario. E questo perché senza la ripresa di queste imprese dalle attuali condizioni di difficoltà per l’Italia non ci sarà ricostruzione e nemmeno rilancio.