Che il pianeta intero stia vivendo un importante processo di cambiamento è sotto gli occhi di tutti. Tanti sono stati gli interventi di personaggi di spicco, in particolare ricordiamo quelli di Greta Thunberg che, nonostante la giovane età, è riuscita a focalizzare l’attenzione di tutto il mondo sul problema del clima. Tanti i suoi interventi che hanno avuto come risultato quello di risvegliare molte coscienze sui temi dell’ecologia ambiente e salute, ma molto resta ancora da fare, vediamo di capire a che punto siamo riguardo alla crisi climatica.

Crisi climatica, si può fare di più

Anche in questo 2021 uno degli obiettivi principali è quello di salvaguardare il nostro pianeta. Si era iniziato a fare davvero tanto, ma la pandemia di covid, indubbiamente, ha scompaginato le carte in tavola. L’emergenza covid ha rallentato molti lavori, ha impedito, in diversi casi, incontri e manifestazioni, ma non ha bloccato del tutto i lavori. Certo, quello della pandemia resta ancora il problema emergenziale di primo intervento, ma si è ripreso a lavorare anche sui cambiamenti climatici e sulla sensibilizzazione per la salvaguardia del nostro pianeta.

Del resto, il problema della crisi climatica ha bisogno di interventi radicali e rapidi, quanto sta accadendo attorno a noi è abbastanza esplicativo, si pensi, per esempio, allo scioglimento rapido dei ghiacci o ai numerosi incendi che per tutta questa estate hanno devastato il pianeta, anche in Italia ce ne sono stati numerosi in Sardegna, Calabria, Sicilia, ma abbiamo visto anche quelli della Grecia e della Turchia, solo per citarne alcuni.

Atro fattore da non prendere alla leggera è l’aumento di CO2 nello scorso anno, e questo nonostante tutte le restrizioni dei diversi lockdown che si sono succeduti in tutto il mondo. Noi possiamo fare molto, è vero. Ciascuno, nel proprio piccolo, può fare delle scelte che, nel tempo, avranno un grosso impatto positivo sull’ambiente, ma non possiamo nemmeno ignorare che serve un intervento drastico dei leader mondiali.

Cosa accade nel pianeta

Ma in questo preciso momento a che punto siamo? Come ci stiamo muovendo e, soprattutto, verso quale direzione? Ebbene, fino a qualche tempo fa, quindi con il sopraggiungere della pandemia, le chiusure forzate e vigorose imposte in quasi tutti i paesi del mondo, hanno consentito alla natura di riprendere vigore.

Per esempio c’è stato un massiccio ritorno dei delfini in Sardegna, altri animali si sono avvicinati indisturbati alle grandi città, riappropriandosi di spazi che avevano perduto ormai da tempo. Anche le grandi città, densamente popolate, come per esempio Dheli, dove i livelli di inquinamento atmosferico sono importanti, ha potuto ammirare cieli tersi.

2020, l’anno cruciale

Per molti, quindi, il 2020 era stato designato come un anno cruciale, quello della possibile svolta, quello in cui le nazioni avrebbero dovuto presentare il proprio impegno per a riduzione delle emissioni di CO2 nei prossimi 5 anni. Tutto è stato rimandato a causa del Covid.

Nonostante questo, però, altre cose sono comunque andate avanti. Per esempio, l’Unione Europea ha proposto un obiettivo che, se raggiunto, sarà davvero fondamentale: la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030.

E gli atri paesi? La Cina ha preso l’impegno di arrivare a un impatto 0 sull’ambiente entro il 2060, mentre il Giappone ha stabilito di raggiungere la soglia di emissioni 0 entro il 2050.

Per quanto concerne il Regno Unito, invece, abbiamo un documento che illustra il programma climatico in 10 punti mentre, lo scorso anno, la Nuova Zelanda aveva dichiarato o stato di emergenza climatica.

Quello che comunque appare chiaro è che l’emergenza climatica è una vera e propria crisi e che, come tale, deve essere trattata. Il cambiamento climatico, infatti, potrà essere contenuto e mantenuto sotto controllo solamente mediante le azioni tempestive e decisive di tutti i governi.