Corre l’anno 2021 e per quanto riguarda l’utilizzo di cannabis light in Italia siamo ancora fermi a Eboli, assieme al Cristo di Carlo Levi. Stiamo lottando per la parità di genere, per l’accettazione e integrazione delle coppie omosessuali, per l’integrazione dei migranti, tutte cose più che lecite, mentre sul fronte del consumo di droghe leggere siamo ancora sommersi dai luoghi comuni e dal pregiudizio e, cosa peggiore, all’orizzonte nessun ddl che possa mettere ordine.

La cannabis light in Italia è ancora un tabù

Ci sono pregiudizi difficili da scalzare, anche quando interviene la scienza a mettere i puntini sulle “i”. Nonostante la vendita e il consumo -ovviamente per determinati scopi normati- di cannabis light, quindi senza il principio psicotropo THC, o meglio, con un contenuto minimo di THC stabilito dalla legge, sia ammesso, ancora oggi persistono diversi pregiudizi.

“La droga è droga” (ma se manca il principio attivo non vi sono effetti psicotropi), “chi fa uso di marijuana è drogato”, “sono i ragazzini che si fanno le canne”, “Quello fuma anche se ha figli, ma non si vergogna”. Queste sono solo alcune delle frasi che, quotidianamente, possiamo sentire quando si parla di cannabis light, al punto che chi acquista nei negozi fisici, spesso, si vergogna come un ladro.

Anche per questo motivo proliferano gli e-commerce, perché riescono a garantire una certa privacy, ma tutto ciò non solo è assurdo, dato il contesto, ma assolutamente fuori luogo. L’argomento è ancora tabù.

Buona parte delle colpe, se di colpe vogliamo parlare, è di una normativa torbida, che se da una parte ha dato il via libera alla coltivazione e commercializzazione di canapa sativa, quindi con una minima percentuale di THC, dall’altra diverse cose non sono ancora state chiarite, punti fondamentali, nodi da sciogliere che comportano gravi rischi soprattutto per i rivenditori.

Cosa dice la scienza

Eppure la scienza, parola molto amata negli ultimi anni, quella stessa scienza che diventa un dogma in certi frangenti, ma che viene glissata in altri, come in questo caso, ha ampiamente dimostrato quali siano gli effetti benefici che l’altro principio attivo della cannabis light, il Cannabidiolo, CBD, ha nel trattamento di diverse patologie.

Oggi si sa che la cannabis light ha un buon effetto su patologie croniche che comportano una sintomatologia dolorosa, come per esempio la mialgia, oppure sul trattamento di malattie degenerative quali l’Alzheimer, ma nonostante ciò si continua a sguazzare nel pregiudizio e poco importa che la scienza metta in luce numerosi dati a favore dell’utilizzo della cannabis light.

Quello che rimane è che da più di 30 anni si attende una normativa chiara, univoca, che discrimini il consumo di droghe pesanti da quelle leggere. Oggi come oggi ci sono diverse proposte di legge, tutte da passare al vaglio, sicuramente con la solita flemma della burocrazia italiana, quindi se ne riparlerà fra altri 30 anni, ma che potrebbero davvero cambiare il panorama.

Con la caduta di questi veli di Maya, finalmente anche il concetto delle persone, sull’uso delle droghe leggere potrebbe cambiare nettamente, ma il condizionale è ancora d’obbligo.

L’identikit del consumatore di cannabis light

Noi, comunque, vogliamo fare la nostra parte e provare a far capire che la cannabis light non viene utilizzata dai ragazzini ribelli o da giovani “sfattoni” che vogliono fumare più o meno alla luce del sole. Vogliamo aiutare a rompere il muro dei luoghi comuni cercando di far capire che l’utilizzo della cannabis light è davvero molteplice e ad opera di un’utenza eterogenea.

Chi acquista sugli e-commerce, ma anche nei negozi fisici, sono persone del tutto “normali”, quelle di tutti i giorni, che si incontrano al supermercato o dalla parrucchiera. Sono imprenditori, madri di famiglia, avvocati, perfino medici e tutti coloro che vogliono trarre beneficio dal consumo del Cannabidiolo, quindi con effetti rilassanti e attenuanti degli stati dolorosi.

Spendiamo infine qualche parola anche sulla coltivazione di cannabis light in Italia che sempre più va verso un mercato biologico. Grandi realtà come cannapa.org, infatti, garantiscono coltivazioni naturali di eccellente qualità di varietà certificate e selezionate, questo per ottenere un prodotto che rispetti gli standard imposti dalla normativa, ma che offra anche un’esperienza ottimale all’utenza.

Non ci resta, per ora, che attendere novità dal punto di vista del legislatore e cercare, per quanto difficile di scalzare i pregiudizi.